L’arte del comunicare…
Hai mai riflettuto su questo?
Sì, l’hai fatto inconsciamente decine di volte.
Quando?
Quando ti sei trovato di fronte una persona che avrebbe dovuto saperti comunicare qualcosa ma che invece riusciva a malapena ad informarti sull’argomento.
Dove?
A scuola, per esempio.
Non me ne vogliano tanti bravissimi professori, ma moltissimi loro colleghi sono pessimi comunicatori, ed allora i ragazzi si trovano a dover subire spiegazioni soporifere, davvero perfette per conciliare il sonno.
Altri esempi possono essere a conferenze, a meeting, in un negozio davanti ad un commesso, ecc.
Ti sei ritrovato a notare la differenza fra comunicare ed informare tutte le volte che hai avuto a che fare con pessimi comunicatori, magari preparatissimi e con buona cultura (il prof soporifero poteva benissimo essere uno dei massimi esperti in materia, ma purtroppo non lo era in comunicazione e quindi sapeva a malapena informati sull’argomento però non riusciva a comunicartelo in modo efficace), oppure ti sei trovato, al contrario, davanti ad un ottimo comunicatore.
Allora hai detto “cavolo, questo sì che sa comunicare, lo starei ad ascoltare per ore !”, e poi magari parlava di argomenti che a te non interessano nemmeno tanto, però eri affascinato dal suo stile e dal modo efficace con cui veicolava le informazioni.
La comunicazione, in sintesi, è proprio questo: veicolare informazioni col giusto stile ed efficacia a seconda del destinatario/i della comunicazione e del fine che mi ripropongo.
Questo è vero sempre: col tuo partner, col tuo collega, col tuo cliente, con tuo figlio, con chiunque.
La qualità della nostra comunicazione si misura in un modo molto semplice, ovvero dai feedback che riceviamo.
Se tu raggiungi il tuo scopo hai comunicato bene, se lo fallisci hai comunicato male.
Ovviamente devi considerare un certo margine di tolleranza nei casi opportuni.
Se, ad esempio, decidi di parlare con tuo figlio ma lui si indispettisce e se ne va hai comunicato male, se, invece, parli a trenta persone di un prodotto ed alla fine te lo comprano in venticinque hai comunicato decisamente bene.
L’errore tipico di molti Public Speaker è quello di essere troppo concentrati su loro stessi.
Moltissimi politici, manager, capi d’azienda ecc. sono concentratissimi sul come stanno comunicando e si preoccupano solo di essere piacevoli nei confronti di loro stessi.
Si preoccupano di sentirsi sempre gradevoli, eleganti, spigliati ma non danno importanza ai feedback.
Si tratta di tutte quelle persone che alla fine devono essere contente di loro stesse, e non del risultato che hanno ottenuto.
Ad esempio, se uno di questi presenta il proprio prodotto a trenta persone e, alla fine, non glielo compra nessuno ma lui è convinto di essere stato gradevole, spigliato, chiaro, amabile e di aver condotto la presentazione nel migliore dei modi (in sintesi “mi sono proprio piaciuto!”), sarà sì scontento di non aver venduto nulla ma darà la colpa agli altri e basta (“io sono stato perfetto, sono loro che sono una massa di caproni ignoranti”).
Bisogna stare molto attenti a non cadere in questa trappola!
Devi affinare le tue doti comunicative non per piacere a te stesso, ma per ottenere i risultati che ti prefiggi.
Poi, ovviamente, se ottieni i risultati che ti prefiggi, un risultato ulteriore ed immediato sarà proprio che piacerai molto a te stesso!
Devi innestare il giusto circolo virtuoso, e per farlo il modo giusto è uno solo: attenzione ai feedback!
Puoi essere sicuro di aver comunicato efficacemente se hai raggiunto il tuo scopo.
Il bello di questo sistema di verifica non sta solo nell’essere affidabile, ma anche facilmente verificabile.

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