Riflettere sulla comunicazione e sul suo funzionamento e’ alla base per diventare comunicatori efficaci.
Come fare?Il primo passo consiste nel rendersi conto delle similitudini comunicative, e prenderne il controllo.
Tutti vogliono essere ascoltati.
Se tu impari ad ascoltare una persona, e ad osservare il suo atteggiamento comunicativo complessivo, sarai presto in grado di leggerla come un libro aperto.
La comunicazione efficace ti porta a fare esattamente questo:
leggere le persone.
Ogni individuo che incontri e con cui interagisci comunica con te, e lo fa a dei livelli a cui tu non hai mai fatto caso prima.
È il momento di accorgersene, e di sfruttarli per comunicare meglio con lui e far sì che anche lui comunichi meglio con te.
I vantaggi e gli svantaggi di un processo comunicativo ricadono sempre su tutti i soggetti che stanno dando vita al processo comunicativo stesso, nessuno escluso.
Numero uno:
impara ad ascoltare e a non interrompere, dai il tempo di finire di parlare anche quando avresti una voglia matta di contraddire o intervenire subito.
Una delle paure più comuni, in questi casi, è di dimenticare quello che si ha voglia o bisogno di dire.
È vero o no?
Quante volte sei davanti a qualcuno che sta parlando con te e senti risalirti in gola una cosa che devi o vuoi proprio dire?
Lo sai come mai succede?Perché non stai ascoltando.
Non sei concentrato su cosa sta dicendo il tuo interlocutore, sei concentrato su cosa vuoi o devi dire tu.
Allora mi dirai:
ma come faccio, devo smettere di pensare?
Assolutamente no.
Si tratta soltanto di saper governare la dinamica comunicativa.
L’ascolto attivo ti mette in condizione di conoscere moltissimo della persona con cui stai comunicando.
Se tu la osservi e la ascolti veramente, il tuo cervello (istruito ed abituato a farlo in un sacco di modi pratici che ti spiegherò) formulerà sempre nuove domande ed interventi calzanti, per il semplice fatto che saranno già contenuti nelle parole dell’altra persona.
Se tu invece sei concentrato solamente su quello che pensi e che vuoi dire, alla fine lo dirai senza tener conto di ciò che ha comunicato l’altro, perché non sei lì a comunicare, sei lì a riferire quello che hai già deciso di riferire prima che l’altro apra bocca.
Giusto o no?
Si tratta di un atteggiamento molto comune davvero.
Tantissime persone cominciano dialoghi che in realtà vorrebbero essere solo monologhi, però per non dirlo al muro cercano qualcuno che ascolti, o che almeno sembri ascoltare.
Immagina due che si incontrano ed entrambi se ne fregano di cosa l’altro ha da dire, ma cominciano una conversazione per parlare, perché hanno voglia di parlare e basta, e quando hanno finito girano i tacchi, punto e basta.
Questi sono gli standard generali della maggior parte delle comunicazioni, faccia a faccia, via mail, telefono, sms non fa alcuna differenza.
Rendertene conto è fondamentale per cambiare il tuo modo di comunicare e farlo in modo efficace, apprezzabile e utile.
Adesso ti rivelo un segreto a cui forse non crederai:
chi ascolta ha in mano le redini della comunicazione.
Assurdo?
Falso?
Assolutamente vero, invece.
Lo so che tu la penserai diversamente.
Se uno parla e l’altro ascolta, è quello che parla a guidare la conversazione.
Che cavolo, parla lui!
Invece no, e ora ti dimostro perché.
Quando tu ascolti e fai finire di parlare, lo sai cosa riesci a fare?
Porre domande!
Un principio base della comunicazione rivela che chi domanda comanda.
Se tu domandi comandi.
Se tu non cominci ad ascoltare, non puoi cominciare a domandare.
Se cominci a domandare hai in pugno la conversazione perché le domande hanno un potere comunicativo immenso.
È molto più forte una domanda di mille risposte.
Domandando, tu puoi dirottare la conversazione su qualunque argomento tu voglia, puoi arrivare a sapere qualsiasi cosa di chi ti sta di fronte e sei in prima fila per leggere il tuo interlocutore come un libro aperto.
Vero o no?
Ascolta, domanda, comanda.
Credi ancora che chi ascolta subisce la conversazione?

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