Un buon comunicatore e’ innanzitutto una persona responsabile di se’ stesso, e quindi della propria comunicazione efficace
Una delle cause principali per le quali le persone non migliorano e non superano i propri fallimenti è che non se ne assumono la responsabilità.
Perchè avviene questo?
Perché è facile!
Facile scaricare la responsabilità, facile dire non è colpa mia.
Ma non mi aiuta a crescere perché, spessissimo, non è vero.
Per diventare un buon comunicatore c’è una regola d’oro che devi tenere presente: se l’altro non capisce è colpa mia.
Sempre? Per fortuna no.
Ci sono individui davvero difficili, testardi, poco intelligenti, e poi è anche vero che non si può piacere a tutti, non si può pretendere di fare sempre centro.
Però è questa la giusta impostazione mentale se vuoi migliorare la tua comunicazione in qualunque ambito della tua vita.
Assumitene la responsabilità se vuoi diventare un buon comunicatore.
Il vantaggio più grande in assoluto di ragionare in questo modo è che, se fai ricadere le responsabilità nella tua cosiddetta zona d’influenza (ovvero tutto quello su cui tu hai potere diretto), fai ricadere su di te anche la possibilità di risolverle!
Ed è esattamente così che devono stare le cose: sei tu il solo e l’unico in grado di migliorare la tua comunicazione, le tue abilità ed i tuoi risultati.
Se la strada comunicativa che hai perseguito fino adesso non ti ha dato i risultati sperati è semplice, devi cambiarla.
La comunicazione è, molto probabilmente, la nostra personale abilità che più di ogni altra ha bisogno di essere adattata al contesto e al cambiamento.
Ogni processo comunicativo è diverso e nuovo rispetto al precedente, anche se si svolge con la medesima persona e nel medesimo ambiente.
Questo perché?
Perché il tempo scorre, i pensieri scorrono, le sensazioni scorrono ed i fattori ambientali cambiano.
Tutto è in divenire e quindi, per continuare ad essere efficace, la nostra comunicazione deve adattarsi al cambiamento costante.
I tuoi migliori alleati sono i dubbi, quelli che ti fanno ragionare e valutare costantemente la situazione, alla ricerca della soluzione migliore.
Uno degli errori più tipici è quello di catalogare i cosiddetti “bersagli acquisiti”.
Ad esempio, una volta comunichi efficacemente col tuo collega di lavoro Fabio e annoti sulla tua agendina mentale un messaggio traditore del tipo “tutto chiaro, con Fabio devo fare così, così e così”.
Niente di più falso!
Non devi mai scambiare il rapport che sei riuscito a creare con Fabio in quell’occasione ed illuderti che sia valido per sempre, adagiandoti sugli allori.
La verità è un’altra.
Comunicando efficacemente con Fabio oggi tu hai acquisito una serie di informazioni sul suo modo di recepire informazioni che sì, ti è utile, ma è anche impreciso e, per molti aspetti, temporaneo.
Se oggi Fabio era di buonumore è stato facile avvicinarlo e convincerlo, ma se domani si trova in uno stato d’animo diverso e pone maggiori resistenze tu dovrai adattare la tua comunicazione con lui alle nuove circostanze.
Fare caso ai sistemi rappresentazionali del tuo interlocutore non significa decifrare il suo Dna.
Dovrai sempre dare una lettura attuale del suo verbale, paraverbale e non verbale in ogni occasione se vuoi stabilire il giusto rapport che ti porti a farti considerare, capire e veicolare con successo ed efficacia il messaggio che sei intenzionato a far arrivare a lui.
Le parole d’ordine sono quindi flessibilità, adattamento, e anche umiltà.

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